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"I libri anticipano l'eternità"

Categoria: Saloni e fiere del libro.

Pisa book festival

Mi avevano parlato del Pisa book festival come di un evento triste e poco frequentato invece credo di non aver mai visto una comunità così attiva nella lettura come quella di Pisa.
Sono passati due mesi dal mio trasferimento in questa piccola città e una delle cose che ho notato, nonostante gli strani orari dei negozi, è la grande presenza delle librerie indipendenti con i loro lettori fidati.

Mi aspettavo un festival piccolo e mi sono ritrovata di fronte ad un festival ancora più piccolo, ma nel suo esiguo spazio il Pisa book festival ha saputo sfruttare tutte le possibilità che aveva. Anzi, forse è proprio l’essenzialità la sua carta vincente.
Il Pisa book festival è una fiera degli editori indipendenti che ormai si tiene da quindici anni e che fa della qualità il proprio credo: non ci sono programmi infiniti impossibili da gestire o labirintiche scale in cui perdersi. Ci sono due piani di stand, un’area junior e poco meno di dieci sale per gli incontri, il tutto facile da gestire per una persona che si perderebbe dentro casa sua e per una indecisa cronica che perde ore per decidere a quale incontro partecipare. Al visitatore viene offerto un ventaglio di circa cinque incontri diversi ogni ora, scelti con cura e divisi equamente per caratteristiche; la scelta è immediata e soddisfacente.

La mia presenza costante al festival era inevitabile: avevo voglia di spendere tanti soldini in libri e di immergermi in quell’atmosfera meravigliosa che mi fa sentire il cuore pieno. Il primo giorno, venerdì, sono andata a tastare il territorio: ho girato più volte l’edificio, ho segnato i possibili acquisti e mi sono anche innervosita per tutta la gente che c’era! Cosa super positiva e di cui sono stra contenta ma con tanta gente intorno, personalmente, non riesco a godermi l’esperienza appieno, ho bisogno di calma.

Sabato, tatticamente, sono entrata in fiera subito dopo pranzo e ho trovato la giusta tranquillità per fare un po’ di acquisti. Alle 16 invece mi attendeva un incontro con Minna Lindgren, autrice della trilogia di Helsinki (Mistero a Villa del Lieto Tramonto) e la sua traduttrice, Irene Sorrentino. Un incontro chiamato Women in writing in cui si è parlato del ruolo della donna nella letteratura e soprattutto delle scrittrici in Finlandia, e del grande potere che ha il lettore quando entra in libreria e fa una scelta, quella scelta che poi finirà nelle statistiche di mercato e determinerà le uscite successive.

Domenica, realizzato ormai che non ho più l’età per fare queste maratone ai festival, ho partecipato ad una serie di incontri interessanti:

  • “Cosa leggono gli scrittori d’oggi” con Vanni Santoni, Orazio Labbate, Ilaria Gaspari e Giuliano Pesce, in cui si è discusso delle opere che ispirano uno scrittore, quelle che buttano giù per la loro grandezza e quelle che danno la giusta dose di autostima per provarci. Mi è piaciuta soprattutto una riflessione di Ilaria Gaspari, “la letteratura è come un mercatino”: ci sono cose usate, cose brutte, cose che però pur essendo fatte male in qualche modo le prendi, le apprezzi e le puoi riutilizzare, le puoi rimodellare ed entrano a far parte di te o delle tue opere.
  • “Dare una voce al Kraken. Appunti di uno sceneggiatore”, presentazione del nuovo fumetto di Emiliano Pagani e Bruno Cannucciari, Kraken, edito da Tunué.
  • “Paolo Cognetti: Le otto montagne.” Ormai la mia ossessione per Cognetti la conoscete e qui confermo, nuovamente, che è un uomo adorabile. La mia copia de Le otto montagne purtroppo l’ho lasciata a casa in Puglia però mi consolo con la bellissima dedica che mi ha lasciato su New York stories.

Ed eccomi agli acquisti, lo so che stavate aspettando questa parte! Ho scelto le case editrici che mi hanno più impressionata, per passione, per gentilezza (caratteristica da non sottovalutare), per qualità. La mia scelta è ricaduta innanzitutto su Verbavolant edizioni e uno dei suoi bellissimi Libri da parati. Anche Add edizioni mi ha sedotta con “L’arte dell’attesa” che, a dire la verità, non era nella mia wishlist ma quando l’ho visto lì non ho potuto fare a meno di prenderlo. Infine due acquisti che avevo già programmato, devo dire la verità: “Il corpo che vuoi” di Alexandra Kleeman di Black coffee edizioni, da cui mi aspetto tantissimo, e “L’albero rosso” di Shaun Tan che mi ha letteralmente lasciata incantata.

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Quindi spoiler, ora sapete quali saranno i miei prossimi consigli di lettura!
Quando torno a casa da questi festival mi pervade una felicità strana, un tipo di felicità che solo i libri sanno donarmi, alimentata dalla passione che vedo nel momento in cui gli editori mi presentano un loro libro o dalle riflessioni che vengono fatte durante le presentazioni. Ci sono stati anche editori che mi hanno consigliato libri di altre case editrici, per puro amore nei confronti del proprio lavoro.

Vi lascio la pagina Facebook del blog dove condivido wishlist, giveaway di case editrici e citazioni meravigliose, e il mio Instagram, pieno di libri ❤

Buone letture, qualsiasi esse siano,
Esther Greenwood

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Salone del libro 2016.

Togliamo un po’ di polvere da questo blog abbandonato per colpa della tesi (maledetta tesi) per parlare di questo bellissimo Salone! Cercherò di essere breve, giuro! Lo scorso anno ho potuto godere del Salone soltanto per un giorno quindi quest’anno, per recuperare, ho deciso di esserci tutto il tempo. C’è da dire che i primi giorni gli incontri mi hanno un  po’ lasciata indifferente quindi tendevo ad abbandonarli e a preferire la passeggiata tra gli stand. L’unico evento emozionante, parlando dei primi giorni, è stato l’incontro con Antonio Moresco, autore di Addio, attualmente candidato al premio Strega. Non si è cercato soltanto di promuovere il suo libro ma si è parlato molto dell’autore in generale, di ciò che lo spinge a scrivere, delle sue “fisse” e del modo in cui crea i personaggi. Mi è rimasta particolarmente impressa questa sua frase: “La letteratura muove verso l’impossibile, verso l’indicibile” e io lì inutile dire che mi sono emozionata come poche volte. Durante il weekend la situazione riguardante gli incontri è migliorata: innanzitutto sabato ho trascorso due ore in fila per Zerocalcare. Ne è valsa la pena, naturalmente, e dopo averci parlato posso dire che è l’uomo della mia vita e che me lo voglio sposare. Ciao Zero. No a parte gli scherzi (anche se non scherzavo) è una persona adorabile, con una pazienza inesauribile. Basta regalargli plumcake e lui passa due giorni consecutivi a fare disegni (anche se detto così sembra quasi sfruttamento).

Domenica è stata veramente una giornata meravigliosa, sia per la compagnia di Ilenia ed Enrica, sia per gli incontri, tutti bellissimi. In mattinata sono stata all’Indipendents’ Corner per un incontro con le libraie che sostengono l’Italian book challenge. È un’iniziativa che osservo da tanto e a cui vorrei anche partecipare, la mia preoccupazione è il numero di libri e la mia completa disorganizzazione. Purtroppo non riesco ad organizzare le mie letture e ultimamente ci pensa anche la laurea imminente a mettermi i bastoni tra le ruote. Nel primo pomeriggio ci siamo messe in fila per l’incontro con Marilynne Robinson, in occasione del conferimento del premio internazionale Mondello. Non so come definire questo incontro tra l’esilarante e il riflessivo. Si è parlato di teologia, della Robinson che non si scomoda manco per Obama e di Michela Murgia che si è presentata dicendole “thank you for my english, sorry for your books”. Una volta finito l’incontro con un tacito consenso della Robinson che non so per quale motivo ha accettato di firmare le copie, “some copies”, corriamo a fare la fila da Zerocalcare. Adorabile come sempre. L’ho già detto che è adorabile? Le persone in fila però sono meno adorabili, pensano di fare i furbi e ti ignorano pure, e vabbé, com’è che si dice? Siamo in Italia. Ad ogni modo dovete comprare Kobane calling. Se siete quel tipo di persone che non guardano i telegiornali in parte perché non vogliono soffrire, in parte perché consapevoli delle false notizie che ci propinano, questo capolavoro fa per voi. Ormai è inutile continuare a parlare della capacità di Zerocalcare di esporre tematiche così importanti, di farti venire il magone e di farti morire dalle risate dopo solo due tavole. L’abbiamo già detto vero? Bene, andate a comprare Kobane calling. ADESSO. Subito dopo aver salutato Ilenia che ha detto che verrà a trovarmi a Roma (ci conto), mi sono recata all’Indipendents’ Corner per due incontri: alle 18 per l’Abbecedario, alle 18.30 per “Visioni indipendenti: la promozione della lettura.”  L’Abbecedario è un incontro che si tiene ogni giorno al salone alle ore 18 in cui si parla di quei libri dimenticati, vittime del sistema editoriale. L’incontro delle 18.30 era invece con Marco Zapparoli, editore di Marcos y Marcos, che ci ha proposto un excursus sulla storia del libro Chiedi alla polvere, di John Fante, parlando non solo del libro ma della forza di una lettera, del lavoro editoriale e di quanto la lettura cambi la vita. Ultimo incontro della giornata quello con Giordano Meacci, autore de Il cinghiale che uccise Liberty Valance, candidato attualmente al premio Strega. Questo libro già mi ispirava abbastanza, dopo questa presentazione è entrato a far parte dei primi posti della mia wishlist (la settimana prossima è il mio compleanno eh). Il protagonista è questo cinghiale intellettuale, capace di sentire e provare sentimenti senza riuscire ad esprimerli né ai suoi amici cinghiali, né agli umani. I libri che pongono al centro questo tipo di solitudine solitamente sono i miei preferiti. Veniamo ora agli acquisti! Devo dire che ho resistito abbastanza: ho resistito al cinghiale, ho resistito ad altri titoli della minimum fax, ho resistito soprattutto allo stand Bao e da Tunuè. Come vedete non mi sono trattenuta invece da Fazi, amo il loro catalogo, la cura e soprattutto gli sconti eheh, sì perché ogni giorno da Fazi c’è un autore al 50%.

Io ho approfittato di questo sconto sulla saga dei Cazalet, su Villette e su Butcher’s Crossing che non vedo l’ora di leggere. Invece Nel bosco di Thomas Hardy l’ho preso l’ultimo giorno, c’era il 20% su tutto il catalogo. Cioè guardate quanto è bello, non è meraviglioso? Fazi ti amo. Poi, ho fatto spese anche all’usato e da Libraccio dove ho trovato Palomar e I ragazzi che amavano il vento che volevo da troppo tempo. L’ultimo giorno ho selezionato i miei acquisti e ho deciso di prendere L’uomo che non riusciva a morire della NN editore e Storie strane di Del Vecchio editore. Devo dirvi che da NN è stato difficilissimo scegliere perché volevo veramente tutto. Cioè voglio tutto. Vogliamo parlare poi dei loro segnalibri? Vogliamo? Da Del Vecchio invece mi sono lasciata ispirare, non conoscevo il loro catalogo ma sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla cura, dalla passione e dall’estrema gentilezza, che non bisogna mai sottovalutare. Del Vecchio e L’Orma sono state due piacevolissime scoperte di questo Salone e spero di approfondire i loro cataloghi il prima possibile. Bene, non è tutto ma questo Salone mi ha regalato davvero tante cose, difficili da esprimere. Sono cose da vivere: il contatto con gli editori, gli autori, ti fanno capire tante cose e ti fanno tornare a casa con una diversa consapevolezza.

Per ora è tutto, spero di riuscire a parlarvi di questi libri il prima possibile.

A presto, Esther Greenwood