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"I libri anticipano l'eternità"

Categoria: Consigli di lettura.

Alla scoperta della collana Sorbonne di Edizioni Clichy

Cari lettori,
il mese di Luglio prosegue con Clichy edizioni, ospiti dell’IndieBBBCaffè.
La scorsa settimana vi ho parlato di un libro della collana Gare du Nord che si occupa di letteratura francese contemporanea. Oggi invece sono qui per farvi scoprire un’altra perla di questa casa editrice: la collana Sorbonne. È una collana che si occupa di biografie di personaggi importanti: da Totò a David Bowie, da Albert Einstein a Francis Bacon; ce ne è per tutti i gusti.

I libri di questa collana che ho letto in questi giorni sono biografie dei miei autori preferiti: Sylvia Plath e Raymond Carver.
I volumi si possono dividere principalmente in tre parti: la prima parte è una vera e propria biografia del personaggio, quindi a partire dalla data di nascita fino al giorno della sua morte. Tutti gli eventi salienti.
La seconda parte si occupa del pensiero: vi è un’analisi critica a cura di esperti; nel caso de Il lamento della regina (Sylvia Plath) la cura è di Leonetta Bentivoglio, mentre per L’incisore della vita (Raymond Carver) è di Antonio Lanza. Il pensiero dell’autore emerge chiaramente.
L’ultima parte si chiama Pensieri e parole: corredate da immagini ci sono poesie, frasi o racconti dell’autore. A coronare il tutto vi è anche una bibliografia, ottima per noi bibliofili che cerchiamo continuamente spunti.

Sono libricini di circa cento pagine ma incredibilmente completi. Ho trovato nuove informazioni su questi due autori e allo stesso tempo ho avuto l’occasione di confermare alcune mie teorie sulla percezione di alcuni scritti.

Non vedevo l’ora di leggerli e ringrazio Clichy per avermeli donati.

Voi avete altri libri di questa collana? O magari avete qualche amore letterario da approfondire?

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Le parole mai dette – Violaine Bérot

“Dev’essere estenuante vivere in quella tensione, in quell’impossibilità di lasciarsi andare. Di lei si potrebbe dire che non sa niente della leggerezza, che non ne ha mai saputo niente.” 

Mi capita qualche volta di terminare un libro e di rimanere immobile a guardarlo, sperando che l’immobilità trattenga tutte le sensazioni che aleggiano dentro di me. Succede con quei libri pieni di cose non dette, quelle cose nascoste che forse proprio per questo fanno ancora più male. Così come le parole mai dette.

“Forse ha ragione, forse il suo male è nato dai troppi affronti fatti al suo corpo, da troppe ferite sepolte, da troppi dolori taciuti.”

Non conosciamo il nome della protagonista, così come non conosciamo il nome di suo padre, di sua madre e della sua schiera infinita di fratelli, ma ci ritroviamo ad osservarla fin dall’inizio, dal momento in cui sua madre rifiuta di spingere per farla uscire dal suo corpo; dal momento in cui ancor prima di nascere, rischia di morire.

È difficile definire il narratore di questa storia, forse i narratori siamo noi. Siamo noi che la osserviamo in silenzio farsi carico di questa vita pesante, della sua famiglia, di sua madre costantemente a letto, dei suoi fratelli impossibili da contare, delle promesse a suo padre, delle sofferenze del suo gruppo di amici.

“Lei è quella con cui tutti si sfogano. È particolarmente brava ad ascoltare. Quando chi parla riesce a confessare i proprio dolori, a verbalizzare ciò che nel più profondo lo ferisce, la vediamo a volte posare le mani, molto delicatamente, su una spalla o su una pancia, e abbiamo la sensazione che il dolore, sconfitto, defluisca.”

Lei è in qualche modo inviolabile; è quella che ascolta tutti ma che nessuno conosce davvero, nessuno è in grado di toccarla. Vive nella sua intimità, sognando.

“Sembra che leggere e sognare siano per lei due attività indissolubili.”

Ad un certo punto la vediamo smettere di voler essere la figlia maggiore e decidere di partire per la grande città, probabilmente per inseguire i propri sogni. Troverà un lavoro, troverà un amore. Un amore lieve, fraterno, quella figura superiore che non ha mai avuto, quel qualcuno che non si è mai preso cura di lei.
Da qui iniziano le sue scelte, solo sue, solo per lei. Possiamo giudicarle buone o cattive, non sta a noi decidere dove la porteranno, cosa ne faranno di lei. Arriverà Tom che le farà sentire cosa significa desiderare la pelle di qualcuno, toccare ogni minima parte del corpo, quel corpo che fino ad ora si era sempre celato nel pudore. Ci sono pagine fatte di sguardi; l’intensità mi ha trafitta.

“Tra le braccia di Tom lei si commuove di se stessa.”

Lei pensa di aver trovato qualcuno capace di amarla senza limiti, pensa di aver finalmente trovato un amore simile a quello dei suoi genitori. Ma non è detto che finirà bene. Non è detto che non giungerà alla deriva di se stessa; per parafrasare l’autrice: esiterà sulla vita.

Non voglio parlarvi oltre della trama, l’ho già fatto abbastanza e sapete che solitamente non lo faccio. Vorrei parlarvi delle presenze labili, di questi personaggi senza nome che la circondano. Vorrei parlarvi di questa bruttezza sempre citata, quella bruttezza che si ripresenta ogni volta che lei sta male, quando vive qualcosa che non le appartiene. Vorrei parlarvi della bulimia. Di questa incredibile capacità di immedesimazione; forse noi tutte siamo un po’ lei. Forse ci ritroviamo tutte a vivere momenti di solitudine estrema, ad esitare sulla vita, ad avere un attrazione per il non esserci più.

“Parla di se soltanto con se stessa.”

Quindi sì, ho letto questo libro tutto d’un fiato e poi sono rimasta immobile sul mio divano, perché tutte le parole mai dette mi hanno colpita direttamente allo stomaco.

Una nota particolare: non avrei mai letto questo libro se Franziska, allo stand Clichy al Salone del Libro, non me l’avesse caldamente consigliato, se non avesse pensato che era giusto per me. Vedete il potere dei libri?
Grazie davvero.

Violaine Bérot è un’autrice francese e il suo libro fa parte della collana Gare du Nord di Edizioni Clichy. Sono centocinquanta pagine che hanno la potenza di una calamita per i vostri occhi. Mettetevi comodi e prendetevi del tempo: non lo lascerete neanche per un secondo.

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Il mese di Luglio dell’IndieBBBCaffé, come avrete capito, è in compagnia di Clichy edizioni e io non potrei esserne più contenta.

Sono il guardiano del Faro – Éric Faye

L’IndieBBBCafé, per il mese di Giugno, ospita la casa editrice Racconti. Sappiamo benissimo che i lettori ci vanno cauti con questa forma letteraria, anzi, spesso ne hanno paura; è per questo che abbiamo scelto questa casa editrice, per farvi scoprire che i racconti, in realtà, non sono dei mostri agghiaccianti da cui fuggire.

Devo dire che la scelta è stata molto difficile, i titoli sono tutti interessanti e come sapete, io leggo molti racconti. Dopo vari tentennamenti, la scelta è ricaduta su Sono il guardiano del faro di Éric Faye, e ringrazio tantissimo la casa editrice per avermelo inviato.

Le ambientazioni di questi nove racconti sono in qualche modo fantastiche, oniriche, leggermente dislocate dalla realtà;  per un certo verso, in alcuni momenti mi hanno ricordato La montagna incantata di Thomas Mann. Ecco, se avete nostalgia di quel romanzo, direi che questi racconti sono la scelta giusta.

I protagonisti sono ai margini del mondo, dispersi nella neve, isolati in riva al mare. Sono anime solitarie piene di desideri, in cerca di un contatto o in preda alla solitudine per averlo appena perso. Sono persone dagli occhi sognanti, sempre in cerca di una risposta, di una significato al di là della mera rappresentazione.

“Sul dirupo delle solitudini, l’ibernazione diventava un rifugio per anime in pena.”

Si parla di attese continue e probabilmente interminabili, di legami spezzati, di possibilità mancate che potrebbero stravolgere la condizione di oblio.
Sono rimasta particolarmente folgorata da I mercanti di nostalgia, sono solo tre pagine, ma pregne di immagini così vivide e forti da scombussolarti completamente.

La scrittura di Faye non ha solo una grande potenza visiva, ma tattile. Gli oggetti e gli ambienti sono descritti in una maniera tale da dare al lettore la sensazione di toccare lo scenario con le proprie mani, di sentire con le proprie orecchie il rumore del mare, o lo stridio del treno.

“L’esistenza è fatta di piccole morti successive, annidate una dentro l’altra.”

I nove racconti presentano, in maniera differente, le tante sfaccettature di questa condizione esistenziale, di cui il racconto finale, Sono il guardiano del faro, ne è il culmine. La malinconia, la speranza in qualcosa che probabilmente non arriverà mai, un desiderio irrealizzabile. Il guardiano del faro è lì, attende la visita del Ministero, svolge impeccabilmente il suo lavoro da anni, e in quella luce che ogni tanto si palesa di fronte al suo faro scorge una possibilità, sogna un’alternativa, una compagna lontana che lo osserva, che gli è illusoriamente vicino. Qualcuno che possa accompagnarlo nella fase finale di questa esistenza ormai completamente permeata dalla solitudine.

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Ci tengo tantissimo a segnalarvi l’intervista che abbiamo fatto agli editori di Racconti, la trovate qui; è davvero interessante, ma soprattutto, anticipa le nuove uscite che sono già finite nella nostra wishlist.

Il libro della vagina – Nina Brochmann, Ellen Støkken Dahl

Cari lettori,
oggi ho intenzione di parlarvi di un libro sorprendente. Il libro della vagina si presenta come un saggio scritto in maniera semplice e divertente ma soprattutto adatto a tutti, non solo alle donne. È un libro capace di fare chiarezza su falsi miti e preoccupazioni, parlando direttamente al lettore; un’ottima guida all’educazione sessuale per coloro che magari non l’hanno ricevuta a scuola e per coloro che magari invece vorrebbero conoscere meglio il proprio corpo. Ci sono tantissime domande che attanagliano la vita di una donna ed è molto meglio ricevere le risposte da delle esperte piuttosto che da mille forum online in cui il più esperto è celhopiugrossoio85.

Questo volumetto edito da Sonzogno è di trecentocinquanta pagine e, a parte la ricchissima bibliografia finale e l’utilissimo indice iniziale, diciamo che si può dividere principalmente in due parti: la prima parte si occupa dell’apparato sessuale femminile nello specifico, con illustrazioni e vari disegnini divertenti, nonché della contraccezione e del sesso; la seconda parte si occupa di argomenti più seri, come l’endometriosi, il cancro, le malattie sessualmente trasmissibili e piccoli problemi che le donne possono riscontrare nel corso della loro vita.
La prima parte è davvero divertente ma soprattutto interessante, mi ha reso cosciente di tantissime cose che personalmente non sapevo neanche esistessero. Per esempio: voi sapevate che ci sono persone che si fanno “costruire” un imene finto per essere sicure di sanguinare durante il primo rapporto? Si chiama imenoplastica. Sapevate che, da feti nelle prime settimane, siamo esattamente uguali? Sia uomini che donne? Semplicemente la differenza sta nella direzione di sviluppo dell’organo sessuale, se interna o esterna. Sapevate che in realtà l’orgasmo vaginale non esiste? Sì, possiamo smetterla di sentirci tutte inadatte e mal funzionanti.
Si parla anche di assorbenti, tamponi, dei pericoli di alcuni di questi oggetti, e viene dedicato un intero capitolo alla contraccezione perché non è così semplice per una donna una scelta di questo tipo, ci sono da considerare tantissimi fattori che fanno sì che un metodo sia migliore di un altro per ognuna di noi.
Devo dire invece che la seconda parte è un po’ angosciante. Vi confesso che qui probabilmente entra in gioco una mia difficoltà perché sono ipocondriaca, ma leggendo di cancro, malattie, herpes, ovaio policistico e problemi vari, mi sono fatta qualche domanda. Diciamo che avrei preferito un po’ più di leggerezza anche nella seconda parte perché nella prima ho riso tantissimo, nella seconda stavo per chiamare la mia ginecologa.

In generale però posso dire di aver adorato questo libro ed ecco perché sono qui a consigliarvelo. Sono contenta di averlo letto e di averlo ostentato in treno, dovremmo smetterla di considerare questi argomenti un tabù e iniziare ad essere fiere del nostro corpo, a parlarne, ad essere più consapevoli e più informate; è grazie alla conoscenza che si evitano tante cose spiacevoli. E basta con la teoria di Freud, anzi, proprio per distaccarvi da questa teoria incredibilmente maschilista (gerarchia tra orgasmo vaginale e clitorideo) vi consiglio una chicca: Masters of sex. È una serie tv di Showtime di quattro stagioni che mette in scena i due dottori Masters e Johnson e la loro rivoluzione scientifica nell’ambito della sessualità negli anni 50. Io l’ho vista anni fa e proprio sulla scia di queste nuove conoscenze, quasi quasi vado a rivederla.

Spero comprerete questo libro ma soprattutto spero che lo regalerete. Diffondiamo il verbo, siamo più fiere dei nostri complessi ingranaggi, ma soprattutto, smettiamola di farci sentire insufficienti, difettose e inadeguate. Ostentiamo con coraggio la nostra eccezionalità.

Il disegno a inchiostro e altri racconti- Hjalmar Söderberg

“Cosa dovevo rispondere? Avrei dato molto per poterle dire cosa significasse; ma non potevo perché non significava proprio niente!”

Inizia così questa raccolta di racconti, con una donna che cerca di comprendere il significato di un disegno di un paesaggio; così è l’uomo, concettualizza e pensa che tutto abbia un senso, che al di sotto della trama della nostra vita ci sia un qualcosa di più grande che la muove.

Quest’idea, questa impossibilità di comprendere, è alla base dei venti racconti di questa raccolta; racconti molto brevi, per un totale di cento pagine. Ed è proprio questa l’abilità di Söderberg: quella di riuscire a inserire delle domande così imponenti all’interno di poche righe. Domande che non trovano risposta e in cui talvolta, anche il lettore stesso, con i protagonisti, si perde.

Una vita che gioca sulla speranza, su un qualcosa di futile in grado di risollevare e di dare un minimo senso fugace a tutte le nostre azioni. Söderberg è in grado di creare dei paesaggi meravigliosi e di inserirci all’interno tutta la futilità della vita umana. È in grado di creare atmosfere oniriche impregnate di significati oscuri.

“Non so se amo o odio la vita, ma vi sono attaccato con tutta la mia volontà e con tutti i miei desideri.”

Ambientati nella sua epoca, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, l’autore svedese ci pone di fronte diversi ritratti amari, nati originariamente per essere pubblicati su riviste e quotidiani.

Ho provato a scegliere i miei racconti preferiti ma non ci sono riuscita. Probabilmente Spleen mi ha particolarmente colpita, in cui un uomo trova la sua ragione di vita nella lotteria; è una vita di continua speranza e nel momento in cui vinci non ti rimane più niente. O Il sogno dell’eternità, in cui un uomo, tornando a casa, continua a salire le rampe di scale della sua abitazione; tre rampe di scale che diventano infinite, non si giunge mai alla fine. O La pelliccia, in cui il rimando a Gogol è inevitabile.
Sono affezionata in maniera differente a tutti i personaggi che compongono questo quadro di umanità insaziabile, capace ancora di credere pur essendo stata abbandonata a sé stessa.

Sono davvero contenta di aver letto Söderberg, era come un tassello mancante.

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Stelle ossee – Orazio Labbate

“Scrivo nel buio della mia camera. Devo fuggire da essa e accendere la luce perché possa smettere di sentirmi solo. Sento però che tutto quello che mi circonda non mi aiuterà a farlo. La mia tazza non può parlare, un muro non può dirmi addio, un mobile non ha le mani affinché mi sorregga.”

Presenze mancanti, buio pesto, malinconia. Ecco i tre elementi onnipresenti nei racconti di Orazio Labbate, raccolti in Stelle ossee e pubblicati da Liberaria. Diciassette racconti, alcuni pubblicati su famose riviste, in cui questo giovane autore scalfisce l’idea di ciò che per noi è cupo e macabro, e in qualche modo va oltre, facendoci comprendere di come il tutto, soprattutto gli esseri umani, siano permeati da oscurità e oblio.

I racconti sono per la maggior parte ambientati in contesti naturali, molto spesso siciliani o Americani, proprio perché l’ispirazione proviene da quel background letterario. È una scrittura che parla di carne e di ossa, di cose immateriali e preesistenti. Si nota come ogni parola sia ricercata e posta nel giusto spazio, ogni singolo termine ha un senso di per sé e vi riecheggerà dentro; per questo sono racconti che vanno centellinati e che richiedono una riflessione. Vi assicuro che dopo aver terminato il primo passerete almeno una mezz’ora a fissare il muro, incapaci di andare avanti perché dovrete mettere in ordine tutto quello che vi ha trasmesso.

“…ma io percepisco meccanismi delicati intorno a me, i secondi procedono quando arriva un altro giorno, le ore scadono condannando quest’omicidio buio all’inconsumazione: io invecchio e non c’è cosa più certa, nella mia intelligenza, che essere succube di un mastro orologiaio.”

Il buio è il protagonista dei racconti; il buio è il luogo in cui abitare. È il luogo in cui rimane tutto ciò che è perso, ciò che non è recuperabile e che quindi implica un attaccamento al passato, a ciò che si è dissipato e soprattutto alle persone che si sono dissolte nella terra. Perdite incolmabili che necessitano di un rifugio blindato per non affrontarle. Alcuni racconti sembrano essere soluzioni di contatto con questi esseri umani che ormai sono solo entità, e oltre alle persone vi è un particolare attaccamento a ciò che rimane, a ciò che si utilizza per cercare di sostituire e che permette di illudersi di poter uscire dall’oscurità.

“Perché allora ci siamo conosciuti in questa vita? Per amarci e poi disconoscerci una volta morti o una volta tu morto io dimenticarti a causa degli anni che stanno macerandosi?”

Vi dirò che prima di mettermi a scrivere ho riletto i racconti due volte, principalmente perché non potevo farne a meno. Perché c’è qualcosa di potente al di sotto di queste parole, e che va ricercato. I miei racconti preferiti sono: Un innamorato nell’Apocalisse e Il corvo del mausoleo e so che entreranno a far parte di quei testi che ogni tanto andrò a ripescare dalla libreria, proprio perché non ne potrò fare a meno.

Ringrazio Liberaria per avermi inviato questo libro e Orazio Labbate per averlo scritto. Sapete che io con i libri vado a sensazioni e qui vi dico che erano fortissime, un po’ per il titolo, un po’ per la copertina, un po’ perché quando un libro è nelle mie corde me lo sento. Le sensazioni che ho adesso dopo averlo letto sono ancora più incredibili.
So che i racconti per molti lettori sono visti come uno scoglio insormontabile, lo erano anche per me tempo fa, ma da quando ho iniziato con Carver non ho più smesso. Credo che questa raccolta sia un ottimo inizio per chi non riesce ad approcciarsi al genere e vi consiglio davvero di recuperarla (in ogni caso); io cercherò di far entrare nella mia libreria gli altri titoli di questo autore che ormai l’avrete capito: mi ha sconvolta.

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Meticcio – Bruno Barba

Questo Febbraio sta per giungere al termine e io sono contentissima di averlo passato in compagnia dei libri della casa editrice Effequ. Seppur molto diversi, i libri che ho scelto in realtà presentano delle tematiche simili, e se Orgasmi geneticamente modificati le aveva affrontate in maniera ironica, con Meticcio di Bruno Barba vediamo come vengono affrontate in maniera più “scientifica”.

Bruno Barba è ricercatore di Antropologia all’università di Genova e questo suo libro fa parte della collana Saggi pop di Effequ. È un saggio che “decolonizza la nostra mente” ed è proprio ciò che mi aspettavo da un libro che come sottotitolo ha “L’opportunità della differenza”, un’opportunità che, onestamente, noi non diamo spesso.

“Che errore commettiamo quando pensiamo che l’emigrante sia il rappresentate della propria cultura, come se le culture fossero omogenee…”

Potrei essere scontatissima e parlare di attualità, potrei dire che questo libro dovrebbe esser diffuso nelle scuole, nelle case, perché sono gli ambienti in cui si assorbe maggiormente il pensiero altrui, un pensiero talvolta modellato in maniera sbagliata, ma non renderei giustizia a questo saggio poiché è tutt’altro che scontato. Bruno Barba, partendo dalla storia, mette in luce ogni aspetto del meticciato, facendoci subito capire l’intento del libro con un esempio palese: gli spaghetti col sugo sono un piatto tipicamente italiano ma dobbiamo soffermarci a pensare che gli spaghetti vengono dalla Cina e che il pomodoro proviene dalle Americhe; ci rappresentiamo attraverso questo simbolo come se fosse un qualcosa di esclusivamente nostro quando in realtà è il risultato di un incrocio.

Siamo tutti coinvolti nel meticciato, da sempre; siamo tutti mescolati, non siamo puri come pensiamo di essere. 

Diviso in sette capitoli, questo saggio affronta problemi quotidiani, come per esempio le false informazioni che girano su internet, la fantomatica storia dei “40 euro al giorno agli immigrati” e tutte quelle bufale che naturalmente non possono che diffondersi in un ambiente in cui non si ha niente da perdere perché, fondamentalmente, su internet non siamo nessuno e ci sentiamo in grado di dire tutto, anche ciò che è sbagliato.
Sono rimasta sorpresa quando l’autore ha iniziato a spiegare tutto ciò che un immigrato deve affrontare nel momento in cui “sbarca” in un altro paese, sia per quanto riguarda l’aspetto burocratico (come per esempio le attese di accettazione che si protraggono fino ad un anno), sia sull’aspetto emotivo (lontananza da casa, impossibilità di costruire qualcosa di concreto). Continuiamo a non essere informati, continuiamo a dare per scontato che le persone che cercano asilo in realtà non hanno davvero bisogno di aiuto, e che siccome possono permettersi un cellulare (che serve per comunicare con la loro famiglia), allora hanno già tutto.

“Li odiamo questi uomini, perché ci ricordano in modo irritante quanto sia fragile ed effimero il nostro benessere, guadagnato, così ci sembra, con duro lavoro.”

Stimolata dalle parole di Barba, ho pensato a quelle poche volte in cui sono andata all’estero e a quando, dichiarando di essere italiana, mi è stato detto “ah mafia, Berlusconi!”. Proviamo a pensare a quanto è fastidiosa l’omologazione, come se gli italiani fossero tutti mafiosi, come se i tedeschi fossero tutti nazisti, come se gli arabi fossero tutti kamikaze.
Proprio l’altro giorno mi sono ritrovata a chiamare un call center per assistenza e il messaggio automatico mi ha stupita: “la chiamata verrà inoltrata a un nostro operatore all’interno dell’Unione Europea, se invece desidera parlare con un operatore di un call center italiano prema 1”, come se gli italiani fossero più competenti, come se fosse necessario continuare a marcare questa differenza inesistente. Più penso a questa cosa e più rimango senza parole.
Tutto ciò non fa altro che incrementare l’odio: la televisione, le false notizie sulla rete, la politica pro-razzismo, un odio verso ciò che è diverso ma che poi tanto diverso non è. Continua ad essere un ‘razzismo senza razza’.

“Non stiamo facendo nulla per fermare l’emorragia di persone capaci. L’Italia, è un dato, trascura i propri ricercatori, mette in difficoltà i propri insegnanti, tende a ridicolizzare i propri operatori culturali, penalizzando in questo modo i propri figli e il proprio futuro, ma contemporaneamente lamentandosi della ‘fuga di cervelli’ e del fatto che questi vengano piazzati con tanti migranti privi di istruzione.”

Illogicità nelle nostre parole e nelle nostre azioni, incapacità di informarsi perché in realtà tutto ciò che è a portata di mano è falso; necessità di riflettere.

Spero leggerete questo saggio, vi porterà a vedere le cose in modo diverso.
Ringrazio Effequ per la disponibilità e vi rimando al loro sito dove potrete trovare tanti altri saggi illuminanti.

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Orgasmi geneticamente modificati – Rossella Monaco, Azzurra Galatolo

Già dal titolo avrete capito che il libro di cui sto per parlarvi è davvero, davvero particolare. Il mese di febbraio vede in collaborazione il Book Bloggers blabbering con la casa editrice toscana Effequ, che ringrazio davvero tanto per i libri che mi ha donato.

Il libro di cui vi parlo oggi fa parte della collana Illustri, ovvero narrativa illustrata.
Ci troviamo nella terra di Originalonia, in un mondo che non è il nostro, o che forse lo è fin troppo, tra le diverse trame sociali intessute nel nostro secolo.
Gli esseri umani (gli original) iniziano a sostituire i propri organi con accessori di plastica, in pratica sono oggetti che comprano altri oggetti e tutto questo probabilmente è un bene perché gli oggetti non soffrono. In questo mondo che diventa sempre meno umano, ci sono i cloni, umani e animali, che ormai perfezionati hanno come obiettivo quello di sovvertire l’ordine di Originalonia. Tra i cloni però c’è un problema: non riescono ad essere appagati sessualmente, potrebbero avere più di duecento rapporti consecutivi, sfinire un uomo, e non avere alcuna soddisfazione. Nella terra di Originalonia il sesso è onnipresente e allo stesso tempo così dichiaratamente sporco e immorale da non essere vissuto piacevolmente.
Ogni capitolo si concentra sugli strani esseri ibridi che popolano questa terra: Neon l’uomo scimmia che, visto come va il mondo, è davvero contento di rimanere una scimmia e di non avanzare nel processo evolutivo; Input il computer/umano; Jesux ateo che non crede in sé stesso (geniale vero?) e Mixia la ninfomane. In questo mondo c’è solo un D’io e si pente davvero di aver creato gli uomini.

Ho trovato geniale il modo in cui i nomi sono stati cambiati (vedi “pretofili”) e il modo in cui le illustrazioni e le parole rappresentino perfettamente una satira alla società attuale fin troppo moralista.

“Gli original s’impongono confini immaginari oltre i quali senza un pezzo di carta e una buona ragione non possono andare.”

L’ho trovato anche un libro femminista, che rivendica i diritti delle donne di poter provare ciò che vogliono provare, senza vergogna, mettendo in risalto la loro abilità di aggiustare ciò che non procede nella giusta direzione.

Le solite cagate da donnette, “muta devi stare” le dice “lo sappiamo benissimo di essere ingiusti, ma vi vogliamo sottomesse, a letto e fuori dal letto, sottomessa e muta, sennò ti riempio di bromox”.

Credo che l’apice dell’epicità (adoro i giri di parole) viene raggiunto nel momento in cui si ritrovano tutti insieme: Popy, D’io e Jesux. Anzi, ad un certo punto ecco che arriva Sattana/D’iavolo.

Gli uomini hanno distrutto il mondo e sono costantemente infelici a causa del loro proibizionismo e dei loro pregiudizi. Spetterà a questi nuovi esseri modificare la traiettoria del mondo per far sì che i pretofili abbiano ciò che si meritano, per far sì che da Lampedusca non arrivino originals che verranno posti in gabbie; per far sì che ogni volta che si punti una pistola, il proiettile torni indietro e colpisca il carnefice.

Felicità perduta – Anne Percin

Sapete che ogni tanto sparisco, ormai ci siete abituati! Questa volta però ho preso degli impegni e quindi il proposito di non sparire più spero di poterlo spuntare finalmente! Inauguro oggi una serie di articoli in collaborazione con il Book Bloggers Blabbering, se non sapete cosa sia, cliccateci sopra! Sono davvero contenta di essere entrata a far parte di questo progetto.

Il mese di Gennaio è il mese dedicato a Hop edizioni, una casa editrice che si occupa principalmente di graphic novel con un’impronta femminile. Nel loro catalogo però, ciò che è saltato ai miei occhi è un romanzo, “Felicità perduta” di Anne Percin, scrittrice ancora inedita in Italia. Questo piccolo libro fa parte della collana Bonheur, i libri della felicità.

Il protagonista, colui che narra questa storia, è Pierre: ventotto anni, una storia particolare, una sensibilità incredibile. Pierre dopo aver studiato filosofia, inizia a lavorare per conto suo, rimettendo a posto le anticaglie e vendendole, quel che vien definito un “pescatore di luna”. La specialità di Pierre sono le storie degli altri, così tanto che talvolta tende ad annullare se stesso. Ha perso il suo fratello gemello all’età di dieci anni e questo, la situazione della sua famiglia, gli ha reso più semplice andare via di casa e andare a vivere a Parigi. Neanche la vita parigina però gli si addice, quella dello studente che per guadagnare qualcosa fa il modello e si sente in qualche modo diverso da se stesso. Alla fine Pierre sceglie la solitudine della Provenza, che non sa se essere la sua più grande fortuna o una silenziosa condanna.

“La certezza che ho di amare è il solo bene che mi sembra immortale.”

Il romanzo procede come un flusso di coscienza del protagonista che tramite riflessioni riguardanti la filosofia, la poesia, l’arte, ci presenta tutti i frammenti della sua vita, quelli che lo hanno reso felice e quelli che ancora lo inseguono, come se fossero fantasmi. L’omosessualità di Pierre viene affrontata in maniera spontanea e sottile, così come dovrebbe essere. L’arte è onnipresente: Pierre lavora alla biografia di una pittrice dell’ottocento, è l’intento che fa da sfondo al racconto della sua vita.

“L’arte è una maschera. È la maschera che rende accettabile, tollerabile, visibile, persino apprezzabile, per la società, una singolarità che normalmente ti condanna al rifiuto.”

Proiettato verso il futuro, Pierre ci parla del suo passato, lanciandoci insegnamenti preziosi di pagina in pagina, con la malinconia di quella felicità in qualche modo impossibile da riconquistare.

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L’albero rosso – Shaun Tan (Tunué)

Scrivere un articolo per questo piccolo libro inizialmente mi sembrava superfluo. Le immagini sono le protagoniste e credo che solo loro siano in grado di esprimere tutta la solitudine e l’inquietudine che Shaun Tan ha celato all’interno. Poi l’ho riletto, e l’ho riletto, e l’ho riletto, e ho pensato che in qualche modo dovevo cercare di tirare fuori il dolore che questo libro mi ha causato, almeno per farvi capire quanto vale la pena comprarlo e sfogliarlo di tanto in tanto; per sentire un abbraccio rassicurante che nella vita di tutti i giorni molto spesso non riceviamo.

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Sulla copertina c’è una bambina dai capelli rossi su una barca piena di parole infelici. La vita che vuole rappresentare l’autore è una vita che procede in modo ordinario, aggravata dal peso dei pensieri oscuri e dell’incomprensibilità. Una vita che attende davanti alla finestra un cambiamento, ma nell’universo che configura Shaun Tan è come se non ci fossero suoni e a nessuno sembra importare più della luce che contraddistingue le persone. Succedono cose brutte inspiegabilmente. È un mondo in cui è difficile scegliere cosa fare, o che tipo di persona essere; un mondo in cui ci si perde per la sua vastità e complessità. Un universo non tanto diverso dal nostro.
Però rimane la speranza, la capacità di cogliere ciò che fiorisce inaspettatamente e di vedere quella luce che ormai teniamo nascosta dentro il petto, riflettersi anche fuori.

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Shaun Tan ci pone di fronte a 32 pagine strazianti e allo stesso tempo confortanti, con delle tavole incredibilmente belle. Credo sia un piccolo viaggio capace di adattarsi a ciascuno di noi.