BBB is coming to town – Il nostro bisogno di consolazione per Carla di Tararabundidee

di esthergreewood

Il mio primo anno con il BookBloggersBlabbering è giunto al termine e sono davvero contenta di questa esperienza. Vi abbiamo consigliato tantissimi libri e non vedo l’ora di scoprire le sorprese che ci riserverà il prossimo anno. Per lasciarvi però, abbiamo organizzato un Secret Santa particolare, sorteggiando e consigliando un libro specifico ad ognuna del collettivo. A me è capitata Carla

Io e Carla ormai ci conosciamo da cinque anni, e la nostra passione per la lettura onnivora si è più o meno sviluppata contemporaneamente, così come i nostri blog. Carla però ha questa costanza e impegno che io ammiro tantissimo, non so davvero come faccia a fare tutto. Per lei ho scelto un libro letto proprio qualche giorno fa. Sono sicurissima che le piacerà.

L’autore svedese che sto per consigliarle (e consigliarvi) è degli anni ’50, anni particolari e ricchi di domande. Ed è proprio una domanda ad essere al centro di questo suo piccolo “testamento spirituale”. Sono cinquanta pagine a dir poco perfette in cui Dagerman cerca una risposta al suo bisogno di consolazione.

“Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa.”

L’uomo è un granello nei confronti dell’eternità, del mare, del vento, delle forze della natura. Dagerman inoltre, ha perso fiducia in sé stesso come autore. Si sente passato, incapace di produrre ancora, quasi forzato nell’estrapolare parole.
La morte potrebbe essere l’unica consolazione; l’unica libertà che l’uomo può prendere nella sua vita nei confronti di un dio che lo ha posto nella completa solitudine e sconforto. Il suicidio è la sua via di uscita.

“Dal momento che mi trovo sulla riva del mare, dal mare posso imparare. Nessuno ha il diritto di pretendere dal mare che sorregga tutte le imbarcazioni o di esigere dal vento che riempia costantemente tutte le vele. Così nessuno ha il diritto di pretendere da me che la mia vita divenga una prigionia al servizio di certe funzioni. Non il dovere prima di tutto, ma prima di tutto la vita! Come ogni essere umano, devo avere diritto a dei momenti in cui posso farmi da parte e sentire di non essere solo un elemento di una massa chiamata popolazione terrestre, ma di essere un’unità che agisce autonomamente.”

Un libricino da leggere e rileggere all’occorrenza. Perché per quanto possa essere cupa la nostra visuale in determinati momenti, dentro ognuno di noi c’è qualcosa di potente, “e la mia potenza è temibile finché ho il potere delle parole da apporre a quello del mondo”.

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