Homo deus, Breve storia del futuro – Yuval Noah Harari

di esthergreewood

Mi accingo a scrivere un articolo difficile, e probabilmente lungo. Parlare di Harari non è semplice, soprattutto considerando la grande quantità di carne al fuoco che mette in questo libro. Diversamente da “Sapiens. Da uomini a dei”, qui l’autore intraprende una serie di argomenti molto complicati, in una maniera differente e non apparentemente lineare come è stato fatto nel libro precedente. Cercherò di esporvi brevemente questi topics come motivi per cui dovreste leggere questo libro, senza particolari fronzoli linguistici.

“Gli obiettivi futuri del genere umano saranno l’immortalità, la felicità e la divinità.”

Il primo argomento affrontato è quello dell’innovazione. Proprio come dice la quarta di copertina di questo volume, oggi, è molto più probabile che un uomo muoia per un’abbuffata al McDonalds che per un virus. La scienza ha fatto passi da gigante, sconfiggendo buona parte delle malattie che fino a qualche tempo fa si consideravano indistruttibili. Gli stessi strumenti che però vengono utilizzati dall’uomo per curarsi, potrebbero allo stesso modo essere utilizzati per creare patogeni catastrofici. Ed è in questo modo che l’autore parla del terrorismo. Il terrorismo viene analizzato come una forma di spettacolo, prettamente insignificante, ma capace di scatenare nell’uomo moderno reazioni esorbitanti.

Secondo argomento: la morte. Essa viene vista dall’uomo come un problema tecnico, come un qualcosa che, con il tempo e con le giuste tecnologie, potremmo risolvere. Questo ci porterebbe ad essere esseri “amortali”, ancora capaci di morire per un incidente ma non per cause naturali. Questo è un bene o un male? Che tipo di mercato elitario potrebbe crearsi intorno ciò? E come si risolverà la questione dell’età pensionabile? Esisterà ancora il ricambio generazionale?

Tre: la felicità. Per l’uomo moderno è diventato complicato raggiungere una condizione perpetua di soddisfazione, considerando i continui miglioramenti che vengono fatti alla vita quotidiana.
“Ottenere una felicità reale potrebbe rivelarsi un obiettivo non molto più facile che sconfiggere la vecchiaia e la morte.”
Abbiamo bisogno di “nuovi sballi” ogni giorno, e anche in quel caso la felicità non dura che poche ore.

A questo punto il libro si divide in tre parti:

  1. Come ha fatto l’uomo a dominare le altre specie e a diventare l’essere che governa il mondo?
  2. In che modo l’uomo è riuscito a dare senso al mondo e al proprio potere?
  3. Le macchine che stiamo creando per migliorare la nostra vita saremo in grado di gestirle, o distruggeranno l’umanità per prendere quel potere che oggi l’uomo ha su tutti gli altri?

“La maggior parte di noi pensa agli animali come a esseri essenzialmente diversi e inferiori.”
A me vengono in mente tutte le raffigurazioni, a partire da quelle egiziane, del dominio dell’uomo sulla natura. Stiamo parlando del 3000 a.C. Non siamo sicuri del fatto che gli animali provino emozioni, così come è stato accertato che essi non hanno un’anima. Ma in realtà, scientificamente parlando, anche l’uomo non ha un’anima. Non è stata trovata in nessuna parte del suo cervello, o del suo corpo in generale. Cosa ci distingue quindi? E poi, cosa ci distingue da tutti gli altri? Perché una morte in America fa più scalpore di una in Afghanistan?

“La scrittura ha così dato agli uomini la facoltà di organizzare intere società secondo algoritmi.”
La narrazione è alla base del nostro mondo. I primi miti hanno giustificato la nascita della terra, dell’uomo, e di tutto l’ecosistema. Hanno giustificato le disuguaglianze sociali; hanno fornito qualcosa in cui credere. Un uomo oggi però può essere ateo, eppure credere in tantissime cose, come per esempio nel valore del denaro o nelle regole sportive. È ciò che condividiamo che fa sì che una cosa diventi importante.
L’uomo è passato dall’attribuire importanza e potere a terzi, ad attribuire importanza solo e solamente a sé stesso. È questo ciò che intendeva Nietzsche con “Dio è morto”. L’uomo ad un certo punto ha smesso di affidarsi ad un’entità superiore; ciò che conta sono i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue scoperte, che possono essere attribuite solo e soltanto a lui. Ecco cos’è l’umanesimo.

Quale delle due è davvero importante, l’intelligenza o la coscienza?
Affidare le mansioni alle macchine ci renderebbe la vita più semplice, preverrebbe gli incidenti, le diagnosi sbagliate, tutto ciò perché, appunto, si tratta di macchine e le macchine non sbagliano. Le macchine renderebbero privilegiata la vita di chi le possiede, costituendo una disuguaglianza sociale mai vista. Ma se le macchine, magari capaci di sviluppare una coscienza, decidessero di non essere più nostre schiave?

Quella che Harari ci propone in questo libro è un’analisi della società, innanzitutto nel corso dei secoli ma anche attraverso i gradini della scala sociale. I passi che l’uomo ha fatto nell’ambito della conoscenza di sé, dell’altro e dell’universo lo hanno portato a cambiamenti radicali e a nuove credenze. Quelli che presenta l’autore sono scenari possibili del nostro futuro, in maniera abbastanza obiettiva senza condannare una scelta piuttosto che un’altra. C’è da chiedersi davvero quale strada intraprenderemo.

La capacità di Harari, oltre quella di vagliare ogni singolo elemento della società e della storia dell’umanità, è quella di accendere in noi delle piccole luci. Sta a noi però continuare a mantenerle vive.