Sofia si veste sempre di nero – Paolo Cognetti

di esthergreewood

Ogni anno, o meglio ogni estate, mi propongo di rileggere alcuni libri: libri che magari ho letto anni fa, libri che sento di non aver compreso completamente, o semplicemente, libri che ho amato. Tra i sei prescelti, la prima rilettura di quest’estate è Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti, pubblicato nel 2012 da minimum fax. 

L’incipit è una poesia di Sylvia Plath, la mia poesia preferita di Sylvia Plath, quindi già dalla prima pagina non posso che amarlo. In realtà per questo libro non parliamo di romanzo ma di una raccolta di racconti, dieci per esattezza, incentrati sui diversi personaggi che in qualche modo hanno fatto parte della vita di Sofia, fin dal principio. Li definirei incredibilmente veri.


Entriamo a passi silenziosi nella vita dell’infermiera dell’ospedale il giorno che nacque Sofia, nella mente di sua madre piena di aspettative, ormai delusa dalla vita. Osserviamo suo padre, le sue donne e la sua triste percezione dell’amore. Sua zia Marta, la persona più vicina a Sofia per animo, per spirito rivoluzionario. I rapporti con le sue coinquiline e infine Pietro, un altro fratello mancato. Ognuno di questi dieci racconti è un tassello di un puzzle che il narratore cerca di comporre e che non porterà mai a termine: Sofia è un puzzle lasciato a metà, mancano dei pezzi a tutti, forse mancano anche a lei.

Sofia Muratore ha un particolare talento: quello di comprendere quando è giunta la fine, quando è il momento di mollare tutto e andare. Sofia fa l’attrice, eppure non sa piangere a comando. Sofia non ama mangiare eppure con le persone giuste sorvola questo ostacolo. Sofia ha tentato il suicidio a sedici anni. Sofia ha capito di non sentirsi “giusta” neanche a casa sua.

Così porti in giro le tue identità come sorelline litigiose, una che tira per correre avanti e l’altra che punta i piedi.

Sofia ha il viso asimmetrico, un occhio pigro, è piena di piercing e ha sempre una sigaretta in bocca. Ama fare il bagno di sera. Sofia abbandona Milano per studiare a Roma ed ogni weekend torna a fare la parte della figlia. Sofia regala qualcosa all’esistenza di ognuno di questi personaggi: regala di sé la parte psichedelica, quella capace di affrontare qualsiasi cosa, e allo stesso tempo quella spenta, stanca di essere guardata. Due volti apparentemente inconciliabili. 

Dieci racconti che parlano e non parlano di Sofia, dieci storie diverse, connesse. È un nastro che si riavvolge e torna indietro: un parallelismo tra il legame con Oscar e quello con Pietro; il ritorno alle storie dei pirati che impersonava da bambina.

Quello di Paolo Cognetti è un ottimo esercizio di stile, tanti racconti diversi ed un’unica particolare esistenza, ma non voglio svelarvi altro. 

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