Le ragazze – Emma Cline

di esthergreewood

L’esordio più discusso del 2016; come sempre arrivo in ritardo. La protagonista di questo romanzo è Evie Boyd, una quattordicenne qualunque che desidera essere qualcosa. Evie oltre ad essere adolescente ha una vita scombussolata: genitori divorziati, padre assente e con una nuova relazione, madre che cambia uomo ogni settimana illudendosi che sia sempre quello giusto. Evie e la sua migliore amica Connie passano le giornate con inerzia, sperando che prima o poi nella loro vita accada qualcosa.


Un giorno al parco Evie rimane paralizzata alla vista di un gruppetto di tre ragazze, così sicure e lucenti, ai suoi occhi. E cosa succede quando vuoi ardentemente far parte di qualcosa? Fai di tutto. Inizi a rubare carta igienica, a fare uso di sostanze stupefacenti, sperando che il tuo comportamento sia abbastanza convincente per loro. Evie, attraverso gli occhi di Suzanne, si guarda con un’altra luce: si sente più grande, si sente accettata, fa parte di un mondo senza restrizioni, condivide un modo di vivere la vita che sembra quello giusto. Credo che la parola chiave sia “fremito cinematografico”, era questo che provava Evie al ranch, luogo di ritrovo dei seguaci di Russell, un uomo che tutto può, semplicemente predicando.

“…era una cosa triste solo nel vecchio mondo, mi dissi, dove le persone vivevano intimorite dall’amara medicina che era la loro vita. Dove i soldi rendevano tutti schiavi, dove ci si abbottonava la camicia fino al collo, strangolando tutto l’amore che si aveva dentro.”

Come è stato già annunciato più volte, il romanzo richiama la vicenda dell’omicidio di Sharon Tate e amici da parte dei seguaci di Charles Manson, nel 1969 a Beverly Hills. Ma andando oltre quella che è la vicenda che porta Evie a narrare la sua storia ormai quasi quindici anni dopo, credo che il fulcro del romanzo sia un altro, e no, non lo paragonerei alle Vergini suicide come è stato fatto più e più volte. Questo paragone mi ha mandata fuori strada, mi aspettavo un romanzo più introspettivo, mi aspettavo qualcosa di diverso.

“…sapevo che il semplice fatto di essere una ragazza a questo mondo ti riduceva la capacità di credere in te stessa.”

Credo che questo sia il fondamento del romanzo e anche il perché di questo titolo: le ragazze non sono Suzanne, Donna o tutte le altre soggette alle direzioni di Russell o di Guy, le ragazze siamo noi. Il percorso di Evie è il percorso affrontato da qualsiasi adolescente nel momento più difficile della vita: quello in cui devi decidere cosa essere. Evie non ha sogni, non ha modelli, si lascia trasportare dagli eventi e pur di sentirsi parte di qualcosa, pur di sentirsi accettata, è capace di tutto. Non pensa alle conseguenze, non conosce i limiti, non riconosce il proprio valore. La comprensione del valore di una donna non può essere immediato, né può essere insegnato, si impara con gli errori.

Anni dopo Evie pensa ancora a Suzanne, al giorno dell’omicidio, alle parole che l’hanno condotta al di fuori di quell’evento, per salvarla o semplicemente per escluderla. Nonostante i suoi 27 anni la scrittura di Emma Cline è matura e considerando che questo è il suo esordio, si può dire che è ben riuscito. Pensavo che l’unica cosa sbagliata di tutto il romanzo fosse la scelta del titolo, invece no, è perfetto.

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