La potenza di una parola che colpisce l’anima.

di esthergreewood

La difficoltà estrema nel riuscire a parlare di un libro che ti ha colpita nel profondo. Dovrebbe essere semplicissimo, eppure riuscire ad esprimere elementi così essenziali e nascosti della nostra anima è quasi impossibile, solo gli scrittori ci riescono-non tutti. Proprio ieri ricordavo Sylvia Plath e quanto ha aiutato la “me” adolescente, quella ragazza complessa che non riusciva ad accettarsi/bastarsi e che nelle sue parole ha trovato un conforto, un confronto, una compagnia.

Da cosa nasce questo articolo? Dalla volontà di scrivere e consigliarvi “Le otto montagne” di Paolo Cognetti, libro che ho desiderato fin dal giorno della sua uscita in libreria. Non credo riuscirò a parlare di questa piccola meraviglia in modo logico perché per quanto semplice e lineare nella scrittura e nella trama, è un libro che va riletto più volte-che sento già il bisogno di rileggere. Le otto montagne ha di fondo uno scenario meraviglioso che scandisce la vita, gli umori, le occupazioni dei personaggi che ne fanno parte. Al centro della vicenda vi è un’amicizia, quelle che non hanno bisogno di risposte, fatte di silenzi o semplicemente di presenze. La montagna accomuna identità diverse e in un certo qual modo le rappresenta: spigolose, distanti, fredde, attraenti.

“Ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene.”

A fare da contorno all’amicizia di Pietro e Bruno persone così ferme e solide come la neve che non riescono a trovare un incrocio in questa distesa immensa. La testardaggine di Bruno, la solitudine di Pietro, la durezza di suo padre, il bisogno di compagnia di sua madre, la difficoltà delle persone che abitano in montagna di riuscire a concepire un mondo diverso da quello “bianco”. Non c’è un’altra visione, un altro modo di vedere la vita lontano da Grana.

La prima parte del romanzo è fatta di rapporti difficili, da neve che cela; la seconda è un cielo limpido su quel bosco che, in tanti anni, ha nascosto i sentimenti e le emozioni inespresse sono quelle che ci fanno sprofondare.

“Diceva così: che l’estate cancella i ricordi proprio come scioglie la neve, ma il ghiacciaio è la neve degli inverni lontani, è un ricordo d’inverno che non vuole essere dimenticato.”

Chi mi conosce sa che odio parlare delle trame dei libri sia perché preferisco scoprirle sola sia perché secondo me quando si parla troppo di trama è perché sotto c’è poco da dire. In questo romanzo, invece, la sostanza è tutta sepolta sotto una valanga: le cose non dette, la paura di manifestarsi limpidamente, il “freddo della montagna” che rende insensibili e lontani.

Tutto ciò che ho scritto probabilmente non ha senso ma è un consiglio dal cuore: fatevi un regalo per il Natale, regalatevi Le otto montagne di Cognetti, immergetevi nella montagna e fatevi riscaldare dalle sue parole.

 

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