La top ten del 2015.

di esthergreewood

Cari lettori,
inutile sprecare parole annoiandovi e contando le ore perse facendo questa piccola lista. I libri letti quest’anno (o meglio, l’anno scorso) sono tantissimi e di questo sono molto contenta. Il Salone del libro di Torino ha contribuito molto anche in questo, facendomi svuotare la carta di credito in poche ore. Eppure, spendere soldi in libri mi rende davvero troppo felice. Diciamo che adoro spendere soldi in generale (sì, sono una shopping dipendente, tra poco mi toccherà andare anche alle riunioni) ma quando si tratta di libri non mi pento mai.
Non ho inserito i libri in ordine o meglio, facendo questa lista inizialmente i numeri li ho inseriti ma subito dopo mi sono sentita troppo male, pensavo di fare un torto a qualcuno e mi sono resa conto che è impossibile fare una classifica. Ogni libro ci regala qualcosa di diverso, ognuno di questi libri ha contribuito alla mia vita da lettrice in modo differente.

  •  La montagna incantata di Thomas Mann
    Cosa posso dire? Ci sono davvero parole? A partire dall’edizione che è MERAVIGLIOSA. Il ritratto della società degli anni precedenti alla prima guerra mondiale che trabocca dai dialoghi dei personaggi, la magia che circonda un luogo meraviglioso. La montagna incantata, una calamita che genera un campo magnetico per chiunque si trovi nei paraggi, compreso Hans Castorp che era lì solo per una breve visita. Vale la pena leggerlo, immergersi nel suo incanto.

  • Guerra e pace di Lev Tolstoj
    L’ultimo classico dell’anno. Un mattone della letteratura. Uno di quelli portanti: Un’idea; La forza; Che cos’è il potere?; La guerra; La volontà delle masse; La critica storica; L’intera umanità
    Le ultime cinquanta pagine che rileggerei per il resto della vita
  • Nulla, solo la notte di John Williams

“Per quelle persone egli era un rumore privo di significato, un’esplosione senza conseguenze” 

Le prime pagine per me sono poesia. John Williams ha il potere di farmi precipitare nelle sue parole. Perdo me stessa. Il resto del romanzo va un po’ a scemare di intensità ma comunque rimane un’ottima scelta soprattutto per gli amanti del suo stile.

  • Lacci di Domenico Starnone

C’è una distanza che conta più dei chilometri e forse degli anni luce, è la distanza dei cambiamenti.

La verità cruda. Non posso dirvi che sarete contenti una volta terminato questo libro. Avrete tante domande, molti pensieri. Starnone ci pone di fronte quella che è un po’ la riflessione sulla vita in generale, parlando di rapporti personali. Siamo plasmati, allacciati a tutto ciò che abbiamo vissuto, alle persone che abbiamo conosciuto, inevitabilmente.

  • Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij
    Posso davvero? Sul serio? No, le mie parole non valgono tanto. Non sono all’altezza. Vi dico solo: non abbiate paura, LEGGETELO.
  • Il maestro e margherita di Mikhail Bulgakov

“Le tessere, prego” la donna guardava meravigliata il pincenez di Korov’ev e il fornello a petrolio di Ippopotamo e il suo gomito lacerato.
“Le porgo mille scuse, quali tessere?” chiese stupido Korov’ev.
“Sono scrittori loro?” domandò a sua volta la donna.
“Indubbiamente” rispose con dignità Korov’ev.
“Le tessere, prego” ripeté la donna.
“Tesoro mio…” attaccò teneramente Korov’ev.
“Io non sono un tesoro” l’interruppe la donna.
“Oh, che peccato” disse deluso Korov’ev e continuò “Dunque, se lei non gradisce essere un tesoro, il che sarebbe oltremodo piacevole, pazienza. Ma per convincersi che Dostoevskij è uno scrittore, possibile che sia necessario chiedergli la tessera? Prenda cinque pagine qualsiasi di un suo romanzo e senza bisogno di nessuna tessera si renderà conto di avere a che fare con uno scrittore. E anzi suppongo che non abbia mai avuto una tessera! Tu che ne pensi?” disse Korov’ev rivolto a Ippopotamo.
“Scommetto che non l’aveva” rispose Ippopotamo, posando il fornello sul tavolo vicino al libro e asciugandosi con la mano il sudore dalla fronte annerita dal fumo.
“Lei non è Dostoevskij” disse la donna, disorientata dai ragionamenti di Korov’ev.
“Come fa a saperlo, come fa a saperlo?!” rispose costui.
“Dostoevskij è morto” disse la donna, ma in tono non troppo convinto.
“Protesto!” esclamò Ippopotamo calorosamente “Dostoevskij è immortale!”

Diciamo che ho fatto un po’ di fatica a terminare questo romanzo. La prima volta lo lessi al liceo, me lo prestò la mia professoressa di italiano ma non riuscii a portarlo a termine, non mi piacque molto. Lo misi da parte per una rilettura futura e proprio mentre pensavo di dargli una seconda possibilità ecco che me lo ritrovo su Bookmooch, nell’edizione BUR che io amo tanto. Lungi da me analizzarlo nei minimi dettagli, lo reputo “complesso” sia per quanto riguarda i personaggi sia per la filosofia che si cela al di sotto della storia in sé. Vi parlo però della cosa che più mi è piaciuta: la “magia”, la meraviglia. Basti pensare al fatto che Ippopotamo (altrimenti noto come Behemoth) è un demone sotto forma di un enorme e grasso gatto parlante, capace di camminare sulle zampe posteriori, atteggiarsi a uomo raffinato e assumere talvolta sembianze umane combinando diversi guai insieme a quel simpaticone di Korov’ev. Vedremo scope volanti, uomini senza testa e Ponzio Pilato. E’ uno di quei libri che nell’arco della vostra vita non potete proprio evitare di leggere.

  • I fiori del male di Charles Baudelaire
    Non avevo mai letto Baudelaire e sinceramente la mia paura era smisurata nei suoi confronti. Solitamente le poesie sono difficili da digerire, pensiamo di doverle centellinare giorno per giorno perché masticarle tutte insieme è impossibile. Io le ho divorate in tre giorni. Ho apprezzato la delicatezza e allo stesso tempo l’intensità. La passione e il veleno.
  • Da dove sto chiamando di Raymond Carver
    Ci penso e mi tremano le ginocchia. Non ho più certezze dal momento in cui ho incontrato Carver, soprattutto la mia convinzione “non sono tipo da racconti”. Lui fa questo effetto.
  • La morte del padre di Karl Ove Knausgard

Scrivere significa portare alla luce l’esistente facendolo emergere dalle ombre di ciò che sappiamo. La scrittura è questo. Non quello che vi succede, non gli avvenimenti che vi si svolgono, ma lì in se stessa. Lì, risiede i luogo e l’obiettivo dello scrivere.

Ancora non ho compreso. In questa citazione trovate l’ispirazione, la vocazione, il mantra di questo autore norvegese che quest’anno mi ha fatto spendere un sacco di soldi insieme alla Ferrante. Non capisco come possa tenermi incollata alle pagine. Il pensiero non è “devo continuare a leggere per vedere come va a finire”. No, semplicemente quest’uomo è magico, basta. Non saprei in che altro modo esprimermi.

  • Roderick duddle di Michele Mari
    Non c’è una classifica ma posso sicuramente dire che questo splendido romanzo occupa il primo posto della mia top ten 2015 e si è fatto strada tra i miei libri preferiti. Continui richiami alla letteratura internazionale a partire dal protagonista e al modo in cui Mari dipinge il mondo che lo circonda. Drammi, intrighi, morte, la voce dell’autore che ogni tanto irrompe nella storia e la rende ancora più viva. Leggendolo avrete la sensazione di avere in mano un classico. Io ho un piccolo taccuino su cui segno i passi che più mi colpiscono, le frasi essenziali dei libri che leggo. Su Roderick duddle non ho scritto una frase. Ho amato ogni singola pagina e ogni singola avventura di questo piccolo ragazzo ingenuo e il suo medaglione influente, sostanzioso, essenziale.

 

Le mie parole sono davvero poche, preferisco siano i libri stessi a parlare
Alla prossima lettura, Esther Grenwood

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