lacampanadivetro

"Le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste."

BBB is coming to town – Il nostro bisogno di consolazione per Carla di Tararabundidee

Il mio primo anno con il BookBloggersBlabbering è giunto al termine e sono davvero contenta di questa esperienza. Vi abbiamo consigliato tantissimi libri e non vedo l’ora di scoprire le sorprese che ci riserverà il prossimo anno. Per lasciarvi però, abbiamo organizzato un Secret Santa particolare, sorteggiando e consigliando un libro specifico ad ognuna del collettivo. A me è capitata Carla

Io e Carla ormai ci conosciamo da cinque anni, e la nostra passione per la lettura onnivora si è più o meno sviluppata contemporaneamente, così come i nostri blog. Carla però ha questa costanza e impegno che io ammiro tantissimo, non so davvero come faccia a fare tutto. Per lei ho scelto un libro letto proprio qualche giorno fa. Sono sicurissima che le piacerà.

L’autore svedese che sto per consigliarle (e consigliarvi) è degli anni ’50, anni particolari e ricchi di domande. Ed è proprio una domanda ad essere al centro di questo suo piccolo “testamento spirituale”. Sono cinquanta pagine a dir poco perfette in cui Dagerman cerca una risposta al suo bisogno di consolazione.

“Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa.”

L’uomo è un granello nei confronti dell’eternità, del mare, del vento, delle forze della natura. Dagerman inoltre, ha perso fiducia in sé stesso come autore. Si sente passato, incapace di produrre ancora, quasi forzato nell’estrapolare parole.
La morte potrebbe essere l’unica consolazione; l’unica libertà che l’uomo può prendere nella sua vita nei confronti di un dio che lo ha posto nella completa solitudine e sconforto. Il suicidio è la sua via di uscita.

“Dal momento che mi trovo sulla riva del mare, dal mare posso imparare. Nessuno ha il diritto di pretendere dal mare che sorregga tutte le imbarcazioni o di esigere dal vento che riempia costantemente tutte le vele. Così nessuno ha il diritto di pretendere da me che la mia vita divenga una prigionia al servizio di certe funzioni. Non il dovere prima di tutto, ma prima di tutto la vita! Come ogni essere umano, devo avere diritto a dei momenti in cui posso farmi da parte e sentire di non essere solo un elemento di una massa chiamata popolazione terrestre, ma di essere un’unità che agisce autonomamente.”

Un libricino da leggere e rileggere all’occorrenza. Perché per quanto possa essere cupa la nostra visuale in determinati momenti, dentro ognuno di noi c’è qualcosa di potente, “e la mia potenza è temibile finché ho il potere delle parole da apporre a quello del mondo”.

logo_bbb_to_town

Annunci

Il cadetto – Cosimo Argentina

“Il mare era sempre lì dove lo lasciavo e ogni volta mi dava emozioni.”

Ammetto di aver scelto questo libro per l’ambientazione: Taranto, la mia città natale. Città che odi e che ami, il rapporto con lei è davvero complicato. Speravo di leggere un ritratto autentico di questa città, e così è stato. Ne sono davvero contenta.

Il cadetto è un romanzo ambientato negli anni ’80, diviso in quattro parti a seconda dei periodi della vita del protagonista, Leonida. Nato a Taranto, figlio di una madre credente e di un padre che avrebbe tanto voluto non avere questo ruolo. Sin dalle prime pagine, dalla descrizione dei genitori e degli amici del protagonista, Argentina si rivela un ottimo ritrattista.

“Non sopportando il mondo circostante se n’era costruito uno tutto suo.”

È la storia di un ragazzo che sta per terminare il liceo e non sa come affrontare la sua vita, o meglio, crede di saperlo. Crede che mettere in un angolino quello spiraglio di passione sia la soluzione migliore per tutti. E così parte per l’accademia di Modena, pensando che quella vita sia l’unica possibile per lui.

Leo si ritrova ad essere il più adatto, ma la vita da cadetto non gli calza a pennello, c’è qualcosa fuori posto. È come indossare il vestito della tua taglia, con un leggero difetto ai lati e che non ti fa dormire.

In circa trecento pagine seguiamo il percorso di un ragazzo che non ha un’idea ben definita del suo futuro, sa solo come deve sentirsi alla fine di tutto. Non conosce la sensazione perché non l’ha mai provata, ma è quello il punto di arrivo.

Da Taranto a Modena, da Bari a Milano.
Leo è dinamico, cambia senza troppi problemi, si adatta alla vita, ma senza rinunciare alla volontà di raggiungere quella condizione.

“Era una costante della mia vita partire a razzo e poi perdere i pezzi per strada.”

Lo vediamo mentre svolge la vita di cui si accontenta, da cadetto a studente di giurisprudenza mentre di nascosto, sul suo taccuino, scarabocchia frasi poetiche e liberatorie. Probabilmente crede di non meritarlo, di non essere all’altezza di ciò che, in fondo, lui desidera. Il teatro.

img_0282-1
Il mese di Dicembre dell’IndieBBBCaffé è dedicato a Terrarossa Edizioni, che ringrazio davvero tanto per la copia di questo libro. Rimanete sintonizzati perché il prossimo anno ci saranno tante nuove case editrici indipendenti da scoprire!

Atlante delle ceneri – Blake Butler

Atlante delle ceneri è una raccolta di racconti pubblicata da Pidgin edizioni questo Novembre. Ne son stata attratta fin da subito e ringrazio ancora la casa editrice per la copia che mi è stata inviata.

È un atlante perché ci pone di fronte a una serie di scenari apocalittici di cui noi ammiriamo soltanto le ceneri. Ci troviamo di fronte a devastazioni già avvenute, persone perdute, altre svanite nel fuoco. Ripercorriamo gli errori, i gesti mancati e quelli decisamente sbagliati. È un’analisi della disintegrazione all’indietro, per cercare di comprendere dove c’è stata la svista, per capire se c’era qualcosa da salvare.

Atlante della distruzione e della disperazione incapace di parlare.

Lo definirei anche: atlante delle perdite. Il protagonista di ogni racconto si ritrova a perdere soltanto, a dover fare i conti con ciò che ha smarrito e con la solitudine. Chiedendosi perché non è semplicemente svanito come tutti gli altri; chiedendosi perché è proprio lui a dover affrontare le mancanze.

“Odiando la mia pelle perché non diventava pallida. I miei denti perché non marcivano. Chiedendomi perché dovevo essere io quello a reggere la macchina fotografica.”

Le perdite, talvolta, finiscono nell’oblio. Non c’è spazio nella mente di qualcuno che vive in questa apocalisse moderna. Si dimentica facilmente e si fatica a ricordare. Non c’è lunga memoria per i morti nel mondo raffigurato da Blake Butler.

Il linguaggio di questi racconti è evocativo, fortemente ricercato. Tanto ricercato da affermare che non credo sia un libro per tutti; talvolta questo stile potrebbe arrivare a dar fastidio al lettore. Anche se, in realtà, penso sia tutto in linea con ciò di cui si sta parlando, e credo fosse proprio l’intento dell’autore. La volontà di fuggire da qualcosa da cui però non puoi scappare, devi affrontarlo. è così che definirei questo libro: vuoi correre e non guardare, ma allo stesso tempo non riesci a staccartene.

Tanto di cappello a Pidgin, una casa editrice che ammiro molto. Non so davvero come facciano a fare tutto ciò. E, come ho già detto anche a loro, questo libro è un gioiello: graficamente eccellente. Le pagine macchiate, annerite, riflettono esattamente gli scenari vissuti dal lettore.

img_0282-1
L’indieBBBCaffé del mese di Novembre è dedicato a Pidgin edizioni. Se volete scoprire altro su questa casa editrice indipendente passate dalla nostra pagina Facebook!

Homo deus, Breve storia del futuro – Yuval Noah Harari

Mi accingo a scrivere un articolo difficile, e probabilmente lungo. Parlare di Harari non è semplice, soprattutto considerando la grande quantità di carne al fuoco che mette in questo libro. Diversamente da “Sapiens. Da uomini a dei”, qui l’autore intraprende una serie di argomenti molto complicati, in una maniera differente e non apparentemente lineare come è stato fatto nel libro precedente. Cercherò di esporvi brevemente questi topics come motivi per cui dovreste leggere questo libro, senza particolari fronzoli linguistici.

“Gli obiettivi futuri del genere umano saranno l’immortalità, la felicità e la divinità.”

Il primo argomento affrontato è quello dell’innovazione. Proprio come dice la quarta di copertina di questo volume, oggi, è molto più probabile che un uomo muoia per un’abbuffata al McDonalds che per un virus. La scienza ha fatto passi da gigante, sconfiggendo buona parte delle malattie che fino a qualche tempo fa si consideravano indistruttibili. Gli stessi strumenti che però vengono utilizzati dall’uomo per curarsi, potrebbero allo stesso modo essere utilizzati per creare patogeni catastrofici. Ed è in questo modo che l’autore parla del terrorismo. Il terrorismo viene analizzato come una forma di spettacolo, prettamente insignificante, ma capace di scatenare nell’uomo moderno reazioni esorbitanti.

Secondo argomento: la morte. Essa viene vista dall’uomo come un problema tecnico, come un qualcosa che, con il tempo e con le giuste tecnologie, potremmo risolvere. Questo ci porterebbe ad essere esseri “amortali”, ancora capaci di morire per un incidente ma non per cause naturali. Questo è un bene o un male? Che tipo di mercato elitario potrebbe crearsi intorno ciò? E come si risolverà la questione dell’età pensionabile? Esisterà ancora il ricambio generazionale?

Tre: la felicità. Per l’uomo moderno è diventato complicato raggiungere una condizione perpetua di soddisfazione, considerando i continui miglioramenti che vengono fatti alla vita quotidiana.
“Ottenere una felicità reale potrebbe rivelarsi un obiettivo non molto più facile che sconfiggere la vecchiaia e la morte.”
Abbiamo bisogno di “nuovi sballi” ogni giorno, e anche in quel caso la felicità non dura che poche ore.

A questo punto il libro si divide in tre parti:

  1. Come ha fatto l’uomo a dominare le altre specie e a diventare l’essere che governa il mondo?
  2. In che modo l’uomo è riuscito a dare senso al mondo e al proprio potere?
  3. Le macchine che stiamo creando per migliorare la nostra vita saremo in grado di gestirle, o distruggeranno l’umanità per prendere quel potere che oggi l’uomo ha su tutti gli altri?

“La maggior parte di noi pensa agli animali come a esseri essenzialmente diversi e inferiori.”
A me vengono in mente tutte le raffigurazioni, a partire da quelle egiziane, del dominio dell’uomo sulla natura. Stiamo parlando del 3000 a.C. Non siamo sicuri del fatto che gli animali provino emozioni, così come è stato accertato che essi non hanno un’anima. Ma in realtà, scientificamente parlando, anche l’uomo non ha un’anima. Non è stata trovata in nessuna parte del suo cervello, o del suo corpo in generale. Cosa ci distingue quindi? E poi, cosa ci distingue da tutti gli altri? Perché una morte in America fa più scalpore di una in Afghanistan?

“La scrittura ha così dato agli uomini la facoltà di organizzare intere società secondo algoritmi.”
La narrazione è alla base del nostro mondo. I primi miti hanno giustificato la nascita della terra, dell’uomo, e di tutto l’ecosistema. Hanno giustificato le disuguaglianze sociali; hanno fornito qualcosa in cui credere. Un uomo oggi però può essere ateo, eppure credere in tantissime cose, come per esempio nel valore del denaro o nelle regole sportive. È ciò che condividiamo che fa sì che una cosa diventi importante.
L’uomo è passato dall’attribuire importanza e potere a terzi, ad attribuire importanza solo e solamente a sé stesso. È questo ciò che intendeva Nietzsche con “Dio è morto”. L’uomo ad un certo punto ha smesso di affidarsi ad un’entità superiore; ciò che conta sono i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue scoperte, che possono essere attribuite solo e soltanto a lui. Ecco cos’è l’umanesimo.

Quale delle due è davvero importante, l’intelligenza o la coscienza?
Affidare le mansioni alle macchine ci renderebbe la vita più semplice, preverrebbe gli incidenti, le diagnosi sbagliate, tutto ciò perché, appunto, si tratta di macchine e le macchine non sbagliano. Le macchine renderebbero privilegiata la vita di chi le possiede, costituendo una disuguaglianza sociale mai vista. Ma se le macchine, magari capaci di sviluppare una coscienza, decidessero di non essere più nostre schiave?

Quella che Harari ci propone in questo libro è un’analisi della società, innanzitutto nel corso dei secoli ma anche attraverso i gradini della scala sociale. I passi che l’uomo ha fatto nell’ambito della conoscenza di sé, dell’altro e dell’universo lo hanno portato a cambiamenti radicali e a nuove credenze. Quelli che presenta l’autore sono scenari possibili del nostro futuro, in maniera abbastanza obiettiva senza condannare una scelta piuttosto che un’altra. C’è da chiedersi davvero quale strada intraprenderemo.

La capacità di Harari, oltre quella di vagliare ogni singolo elemento della società e della storia dell’umanità, è quella di accendere in noi delle piccole luci. Sta a noi però continuare a mantenerle vive.

Meglio sole che nuvole – Jane Alison

“Volevi essere marmo, ardesia, vetro, cromo: qualsiasi cosa ma non carne.”

J. ha deciso di cambiare aria, di tornare a Miami. Di allontanarsi dagli scenari del suo matrimonio appena terminato.
Si prende cura del suo gatto, ormai anziano, bisognoso di cure; e nei pressi di un laghetto, in questa sfavillante Miami, trova un’anatra a cui manca un’ala, e che decide di aiutare a tutti i costi.
Vive in un residence popolato da persone anziane: qualche pettegolezzo, particolari stranezze. La sua costante è Ovidio: deve tradurre ventiquattro racconti in versi, in centouno giorni. La sua però non è solo una traduzione, è un adattamento, è una riscoperta di sé attraverso le figure femminili che Ovidio presenta. Ci sono continui riferimenti interessanti alla mitologia, alle connessioni tra l’aria rarefatta delle leggende e la realtà quotidiana. È confortante, e curioso, vedere come nascono le cose, come non siano poi cambiate così tanto.

“Fammi d’osso, dicevano quegli occhi. Fammi di una materia così dura che nessuno possa penetrarla.” 

Da quello che si comprende, mentre passeggiamo nella sua mente, è che la nostra protagonista probabilmente soffre di disturbi ossessivo-compulsivi. Tende a contare tutto ciò che la circonda; sommato questo alla sua auto ironia, il risultato sono pagine davvero esilaranti.
Non è certo un libro per chi cerca una trama avvincente; è più un percorso: con Ovidio, con il suo gatto, con sua madre ormai ottantenne, passando in rassegna una serie di persone inadatte, una collezione di uomini banali e incapaci che la fanno riflettere sui suoi bisogni.
Siamo davvero incompleti, a metà? Perché una delle costanti dell’amore è il bisogno?

Il tema principale, che guida i suoi passi, è la frammentarietà insita nella donna. Ci rompiamo, da sempre. È nella nostra natura, veniamo rotte quando decidiamo di perdere la verginità, e non possiamo più essere riparate. Ci rompiamo nel momento in cui i nostri bisogni non sono più colmati, ma sembra che gli uomini non siano soggetti a questo problema.

“Bé, sì, è vero: sei partita sapendo di cosa eri fatta e sapendo che volevi continuare a essere così – di pietra – poi però un giorno di punto in bianco è arrivato qualcuno che ti ha squarciata, e lì dove prima eri compatta adesso c’è un vuoto.” 

J. si convince che ciò che ha le basta, e forse è davvero così. Che male c’è a bere da soli? A prendersi cura del proprio gatto, ad amare qualcuno che non è un compagno? Cosa c’è di male nell’autoerotismo, nel trovare appagante la traduzione di un autore antico? Cosa c’è di male in una donna che è “capace di scovare dentro di sé le risorse necessarie per resistere anche nei momenti più neri”?
Probabilmente niente ci completa, non sempre. Anche quando hai qualcuno accanto, non è detto che tu sia completo. O forse è come dice N.: “Congedarsi dall’amore, è come congedarsi dalla vita.”
Il diario di J. oscilla tra questi due concetti contrapposti.

L’autrice, ad un certo punto del libro, ci fa perdere tra le sue cause, tra il suo volersi integrare e aggrappare; quasi perdiamo la rotta. Ma l’aspetto interessante è proprio questo: non sappiamo dove arriveremo scivolando tra i suoi pensieri.

Il mese di Agosto dell’IndieBBBCaffé img_0282-1
è dedicato a NN editore,
che ringrazio davvero tanto per questo libro.

Alla scoperta della collana Sorbonne di Edizioni Clichy

Cari lettori,
il mese di Luglio prosegue con Clichy edizioni, ospiti dell’IndieBBBCaffè.
La scorsa settimana vi ho parlato di un libro della collana Gare du Nord che si occupa di letteratura francese contemporanea. Oggi invece sono qui per farvi scoprire un’altra perla di questa casa editrice: la collana Sorbonne. È una collana che si occupa di biografie di personaggi importanti: da Totò a David Bowie, da Albert Einstein a Francis Bacon; ce ne è per tutti i gusti.

I libri di questa collana che ho letto in questi giorni sono biografie dei miei autori preferiti: Sylvia Plath e Raymond Carver.
I volumi si possono dividere principalmente in tre parti: la prima parte è una vera e propria biografia del personaggio, quindi a partire dalla data di nascita fino al giorno della sua morte. Tutti gli eventi salienti.
La seconda parte si occupa del pensiero: vi è un’analisi critica a cura di esperti; nel caso de Il lamento della regina (Sylvia Plath) la cura è di Leonetta Bentivoglio, mentre per L’incisore della vita (Raymond Carver) è di Antonio Lanza. Il pensiero dell’autore emerge chiaramente.
L’ultima parte si chiama Pensieri e parole: corredate da immagini ci sono poesie, frasi o racconti dell’autore. A coronare il tutto vi è anche una bibliografia, ottima per noi bibliofili che cerchiamo continuamente spunti.

Sono libricini di circa cento pagine ma incredibilmente completi. Ho trovato nuove informazioni su questi due autori e allo stesso tempo ho avuto l’occasione di confermare alcune mie teorie sulla percezione di alcuni scritti.

Non vedevo l’ora di leggerli e ringrazio Clichy per avermeli donati.

Voi avete altri libri di questa collana? O magari avete qualche amore letterario da approfondire?

Le parole mai dette – Violaine Bérot

“Dev’essere estenuante vivere in quella tensione, in quell’impossibilità di lasciarsi andare. Di lei si potrebbe dire che non sa niente della leggerezza, che non ne ha mai saputo niente.” 

Mi capita qualche volta di terminare un libro e di rimanere immobile a guardarlo, sperando che l’immobilità trattenga tutte le sensazioni che aleggiano dentro di me. Succede con quei libri pieni di cose non dette, quelle cose nascoste che forse proprio per questo fanno ancora più male. Così come le parole mai dette.

“Forse ha ragione, forse il suo male è nato dai troppi affronti fatti al suo corpo, da troppe ferite sepolte, da troppi dolori taciuti.”

Non conosciamo il nome della protagonista, così come non conosciamo il nome di suo padre, di sua madre e della sua schiera infinita di fratelli, ma ci ritroviamo ad osservarla fin dall’inizio, dal momento in cui sua madre rifiuta di spingere per farla uscire dal suo corpo; dal momento in cui ancor prima di nascere, rischia di morire.

È difficile definire il narratore di questa storia, forse i narratori siamo noi. Siamo noi che la osserviamo in silenzio farsi carico di questa vita pesante, della sua famiglia, di sua madre costantemente a letto, dei suoi fratelli impossibili da contare, delle promesse a suo padre, delle sofferenze del suo gruppo di amici.

“Lei è quella con cui tutti si sfogano. È particolarmente brava ad ascoltare. Quando chi parla riesce a confessare i proprio dolori, a verbalizzare ciò che nel più profondo lo ferisce, la vediamo a volte posare le mani, molto delicatamente, su una spalla o su una pancia, e abbiamo la sensazione che il dolore, sconfitto, defluisca.”

Lei è in qualche modo inviolabile; è quella che ascolta tutti ma che nessuno conosce davvero, nessuno è in grado di toccarla. Vive nella sua intimità, sognando.

“Sembra che leggere e sognare siano per lei due attività indissolubili.”

Ad un certo punto la vediamo smettere di voler essere la figlia maggiore e decidere di partire per la grande città, probabilmente per inseguire i propri sogni. Troverà un lavoro, troverà un amore. Un amore lieve, fraterno, quella figura superiore che non ha mai avuto, quel qualcuno che non si è mai preso cura di lei.
Da qui iniziano le sue scelte, solo sue, solo per lei. Possiamo giudicarle buone o cattive, non sta a noi decidere dove la porteranno, cosa ne faranno di lei. Arriverà Tom che le farà sentire cosa significa desiderare la pelle di qualcuno, toccare ogni minima parte del corpo, quel corpo che fino ad ora si era sempre celato nel pudore. Ci sono pagine fatte di sguardi; l’intensità mi ha trafitta.

“Tra le braccia di Tom lei si commuove di se stessa.”

Lei pensa di aver trovato qualcuno capace di amarla senza limiti, pensa di aver finalmente trovato un amore simile a quello dei suoi genitori. Ma non è detto che finirà bene. Non è detto che non giungerà alla deriva di se stessa; per parafrasare l’autrice: esiterà sulla vita.

Non voglio parlarvi oltre della trama, l’ho già fatto abbastanza e sapete che solitamente non lo faccio. Vorrei parlarvi delle presenze labili, di questi personaggi senza nome che la circondano. Vorrei parlarvi di questa bruttezza sempre citata, quella bruttezza che si ripresenta ogni volta che lei sta male, quando vive qualcosa che non le appartiene. Vorrei parlarvi della bulimia. Di questa incredibile capacità di immedesimazione; forse noi tutte siamo un po’ lei. Forse ci ritroviamo tutte a vivere momenti di solitudine estrema, ad esitare sulla vita, ad avere un attrazione per il non esserci più.

“Parla di se soltanto con se stessa.”

Quindi sì, ho letto questo libro tutto d’un fiato e poi sono rimasta immobile sul mio divano, perché tutte le parole mai dette mi hanno colpita direttamente allo stomaco.

Una nota particolare: non avrei mai letto questo libro se Franziska, allo stand Clichy al Salone del Libro, non me l’avesse caldamente consigliato, se non avesse pensato che era giusto per me. Vedete il potere dei libri?
Grazie davvero.

Violaine Bérot è un’autrice francese e il suo libro fa parte della collana Gare du Nord di Edizioni Clichy. Sono centocinquanta pagine che hanno la potenza di una calamita per i vostri occhi. Mettetevi comodi e prendetevi del tempo: non lo lascerete neanche per un secondo.

img_0282-1
Il mese di Luglio dell’IndieBBBCaffé, come avrete capito, è in compagnia di Clichy edizioni e io non potrei esserne più contenta.

Sono il guardiano del Faro – Éric Faye

L’IndieBBBCafé, per il mese di Giugno, ospita la casa editrice Racconti. Sappiamo benissimo che i lettori ci vanno cauti con questa forma letteraria, anzi, spesso ne hanno paura; è per questo che abbiamo scelto questa casa editrice, per farvi scoprire che i racconti, in realtà, non sono dei mostri agghiaccianti da cui fuggire.

Devo dire che la scelta è stata molto difficile, i titoli sono tutti interessanti e come sapete, io leggo molti racconti. Dopo vari tentennamenti, la scelta è ricaduta su Sono il guardiano del faro di Éric Faye, e ringrazio tantissimo la casa editrice per avermelo inviato.

Le ambientazioni di questi nove racconti sono in qualche modo fantastiche, oniriche, leggermente dislocate dalla realtà;  per un certo verso, in alcuni momenti mi hanno ricordato La montagna incantata di Thomas Mann. Ecco, se avete nostalgia di quel romanzo, direi che questi racconti sono la scelta giusta.

I protagonisti sono ai margini del mondo, dispersi nella neve, isolati in riva al mare. Sono anime solitarie piene di desideri, in cerca di un contatto o in preda alla solitudine per averlo appena perso. Sono persone dagli occhi sognanti, sempre in cerca di una risposta, di una significato al di là della mera rappresentazione.

“Sul dirupo delle solitudini, l’ibernazione diventava un rifugio per anime in pena.”

Si parla di attese continue e probabilmente interminabili, di legami spezzati, di possibilità mancate che potrebbero stravolgere la condizione di oblio.
Sono rimasta particolarmente folgorata da I mercanti di nostalgia, sono solo tre pagine, ma pregne di immagini così vivide e forti da scombussolarti completamente.

La scrittura di Faye non ha solo una grande potenza visiva, ma tattile. Gli oggetti e gli ambienti sono descritti in una maniera tale da dare al lettore la sensazione di toccare lo scenario con le proprie mani, di sentire con le proprie orecchie il rumore del mare, o lo stridio del treno.

“L’esistenza è fatta di piccole morti successive, annidate una dentro l’altra.”

I nove racconti presentano, in maniera differente, le tante sfaccettature di questa condizione esistenziale, di cui il racconto finale, Sono il guardiano del faro, ne è il culmine. La malinconia, la speranza in qualcosa che probabilmente non arriverà mai, un desiderio irrealizzabile. Il guardiano del faro è lì, attende la visita del Ministero, svolge impeccabilmente il suo lavoro da anni, e in quella luce che ogni tanto si palesa di fronte al suo faro scorge una possibilità, sogna un’alternativa, una compagna lontana che lo osserva, che gli è illusoriamente vicino. Qualcuno che possa accompagnarlo nella fase finale di questa esistenza ormai completamente permeata dalla solitudine.

img_0282-1
Ci tengo tantissimo a segnalarvi l’intervista che abbiamo fatto agli editori di Racconti, la trovate qui; è davvero interessante, ma soprattutto, anticipa le nuove uscite che sono già finite nella nostra wishlist.

Il libro della vagina – Nina Brochmann, Ellen Støkken Dahl

Cari lettori,
oggi ho intenzione di parlarvi di un libro sorprendente. Il libro della vagina si presenta come un saggio scritto in maniera semplice e divertente ma soprattutto adatto a tutti, non solo alle donne. È un libro capace di fare chiarezza su falsi miti e preoccupazioni, parlando direttamente al lettore; un’ottima guida all’educazione sessuale per coloro che magari non l’hanno ricevuta a scuola e per coloro che magari invece vorrebbero conoscere meglio il proprio corpo. Ci sono tantissime domande che attanagliano la vita di una donna ed è molto meglio ricevere le risposte da delle esperte piuttosto che da mille forum online in cui il più esperto è celhopiugrossoio85.

Questo volumetto edito da Sonzogno è di trecentocinquanta pagine e, a parte la ricchissima bibliografia finale e l’utilissimo indice iniziale, diciamo che si può dividere principalmente in due parti: la prima parte si occupa dell’apparato sessuale femminile nello specifico, con illustrazioni e vari disegnini divertenti, nonché della contraccezione e del sesso; la seconda parte si occupa di argomenti più seri, come l’endometriosi, il cancro, le malattie sessualmente trasmissibili e piccoli problemi che le donne possono riscontrare nel corso della loro vita.
La prima parte è davvero divertente ma soprattutto interessante, mi ha reso cosciente di tantissime cose che personalmente non sapevo neanche esistessero. Per esempio: voi sapevate che ci sono persone che si fanno “costruire” un imene finto per essere sicure di sanguinare durante il primo rapporto? Si chiama imenoplastica. Sapevate che, da feti nelle prime settimane, siamo esattamente uguali? Sia uomini che donne? Semplicemente la differenza sta nella direzione di sviluppo dell’organo sessuale, se interna o esterna. Sapevate che in realtà l’orgasmo vaginale non esiste? Sì, possiamo smetterla di sentirci tutte inadatte e mal funzionanti.
Si parla anche di assorbenti, tamponi, dei pericoli di alcuni di questi oggetti, e viene dedicato un intero capitolo alla contraccezione perché non è così semplice per una donna una scelta di questo tipo, ci sono da considerare tantissimi fattori che fanno sì che un metodo sia migliore di un altro per ognuna di noi.
Devo dire invece che la seconda parte è un po’ angosciante. Vi confesso che qui probabilmente entra in gioco una mia difficoltà perché sono ipocondriaca, ma leggendo di cancro, malattie, herpes, ovaio policistico e problemi vari, mi sono fatta qualche domanda. Diciamo che avrei preferito un po’ più di leggerezza anche nella seconda parte perché nella prima ho riso tantissimo, nella seconda stavo per chiamare la mia ginecologa.

In generale però posso dire di aver adorato questo libro ed ecco perché sono qui a consigliarvelo. Sono contenta di averlo letto e di averlo ostentato in treno, dovremmo smetterla di considerare questi argomenti un tabù e iniziare ad essere fiere del nostro corpo, a parlarne, ad essere più consapevoli e più informate; è grazie alla conoscenza che si evitano tante cose spiacevoli. E basta con la teoria di Freud, anzi, proprio per distaccarvi da questa teoria incredibilmente maschilista (gerarchia tra orgasmo vaginale e clitorideo) vi consiglio una chicca: Masters of sex. È una serie tv di Showtime di quattro stagioni che mette in scena i due dottori Masters e Johnson e la loro rivoluzione scientifica nell’ambito della sessualità negli anni 50. Io l’ho vista anni fa e proprio sulla scia di queste nuove conoscenze, quasi quasi vado a rivederla.

Spero comprerete questo libro ma soprattutto spero che lo regalerete. Diffondiamo il verbo, siamo più fiere dei nostri complessi ingranaggi, ma soprattutto, smettiamola di farci sentire insufficienti, difettose e inadeguate. Ostentiamo con coraggio la nostra eccezionalità.

Salone del libro di Torino 2018

Eccomi tornata alla mia fiera preferita; l’anno scorso non vi ho potuto partecipare e ora mi chiedo come diavolo ho fatto a rimanere a casa con il pensiero che a Torino, invece, c’era il mondo.

Devo dire che è stata una fiera “particolare”. Diversamente dagli altri anni ho sentito molto di più i difetti di questo Salone, forse anche per una maggiore consapevolezza o una maggiore conoscenza dell’ambiente. Nonostante queste piccole cose, come al solito sono tornata a casa contentissima, piena di felicità per aver conosciuto nuove case editrici, per aver incontrato tante persone ma soprattutto per aver allungato ancora di più la mia wishlist. Il motto è: tre vite non bastano.

Non ho partecipato a molti incontri, anzi, si può dire che non ho partecipato agli incontri. Purtroppo la maggior parte degli eventi che mi interessavano si tenevano in momenti in cui io non c’ero (ci sono stata da sabato pomeriggio a lunedì mattina), oppure erano cose davvero poco interessanti o cose per cui bisognava fare una fila immensa, vedi: Piero Angela. In compenso ho camminato tantissimo, per la maggior parte del tempo ho parlato con gli editori e sono davvero felicissima di aver conosciuto persone splendide all’interno di questo settore, che davvero si fanno in quattro per il loro lavoro.

Veniamo agli acquisti: pochi e ragionati. Avrei voluto fossero di più ma alcuni titoli che desideravo erano terminati. Da una parte va bene così, questa magistrale mi sta prosciugando la vita e il tempo per leggere ormai è nullo.
Da ABEditore ho preso una di quelle bustine bellissime contenenti favole, io ho scelto le Favole Provenzali. Non ho ancora aperto la busta perché non voglio rovinare il sigillo (lo so, sono matta), ma lo farò presto e ve ne parlerò. Oltretutto sono rimasta sorpresa dall’allestimento del loro stand, uno dei più belli di questo Salone, e il loro catalogo mi ha davvero incuriosita, sicuramente alla prossima fiera recupererò qualche loro pubblicazione.
Da Clichy, che ringrazio davvero tantissimo, mi sono stati donati tre titoli: due della collana Sorbonne che si occupa di biografie e analisi di grandi autori o personaggi, in particolare: Il lamento della regina a cura di Leonetta Bentivoglio, dedicato a Sylvia Plath e L’incisore della vita a cura di Antonio Lanza, dedicato a Raymond Carver; due dei miei principali amori letterari, come sapete. Il terzo libro mi è stato caldamente consigliato ed è Le parole mai dette di Violaine Bérot; fa parte della collana dedicata alla letteratura francese contemporanea e mi incuriosisce tantissimo, non vedo l’ora di leggerlo.
Infine, a parte la mappa del malandrino che in realtà è destinata a mia sorella, ho preso il primo volume di Gargantua e Pantagruele di François Rabelais, edito da Gorilla Sapiens. Mi sono innamorata delle illustrazioni ma, in generale, mi sono innamorata di loro. Li ho conosciuti a questo salone e sono rimasta davvero colpita dalla cura delle edizioni, dalla grafica, dal modo in cui il libro si approccia al lettore dalla quarta di copertina. Naturalmente tutti i loro titoli sono finiti in wishlist.

Credo di aver scritto abbastanza e di avervi annoiato abbastanza per oggi. Con felicità per aver vissuto quest’altra esperienza e tristezza perché è già finita vi dico che non vedo l’ora di parlarvi di tutti questi libri.

Buone letture, Esther Greenwood